Economia della truffa

La fine dell’”era del consumismo” (1950-2000) ha comportato svariati effetti nell’economia globale. La fine dell’era del consumismo coincide con la fine del modello industriale taylorista-fordista che ha dominato per tutto il XX secolo.

Il modello taylorista-fordista, cioè l’industria concepita per fornire prodotti a “masse di consumatori” ha funzionato fino a quando si sono sviluppate la “classe media” e la “classe operaia”, soprattutto nel nord del mondo. La   famosa automobile  FORD modello T ha contribuito alla crescita dell’industria automobilistica, prima quella statunitense poi quella mondiale, grazie al principio “ pago meglio i miei operai, affinché essi possano permettersi di acquistare i miei prodotti”, innescando un circolo virtuoso nell’economia. E’successo anche in Italia, con il “miracolo economico” degli anni ’50 e ‘ 60 del secolo scorso, anche se le migliori paghe degli operai italiani sono state il frutto di dure lotte politiche e sindacali e non conseguenza della lungimiranza imprenditoriale locale.

In poche parole, per tutto il XX secolo (in particolare per la seconda metà) l’economia del nord del mondo, dei paesi cosiddetti “occidentali”,  è cresciuta grazie alla catena di montaggio ed al basso costo del materie prime, provenienti in larga parte anche dal sud del mondo.

Negli anni ’70 il meccanismo ha cominciato ad incepparsi.  La crisi petrolifera seguita alle guerre arabo-israeliane ha fatto salire il prezzo del petrolio. Lo stesso è accaduto per altre materie prime provenienti dai paesi una volta colonie oggi indipendenti.

Nel frattempo sono cresciute le retribuzioni degli impiegati e degli operai dei paesi “ricchi” e si è andati progressivamente alla saturazione dei mercati di questi paesi. La crisi della borsa di New York del 2000, e quella ancora più pesante del 2007-2008, hanno messo in luce un fatto di cui ancora oggi si parla poco: il crollo della redditività di banche ed imprese, crollo dovuto anche, se non soprattutto, alla saturazione dei mercati e dalla progressiva scomparsa della “classe media” nei paesi ricchi.

Le imprese, per recuperare redditività hanno delocalizzato e  tutt’ora delocalizzano, prima in Cina, poi in altri paesi asiatici ed ora in Africa, alla disperata ricerca di manodopera sempre più a buon mercato. Nel frattempo avanza l’automazione, sia attraverso i robot industriali che attraverso software sempre più intelligenti. Tutto ciò fa scendere  i livelli occupazionali in Europa, facendo scendere anche i salari.

Cresce la classe media in Cina e in India e negli altri paesi asiatici e africani dove vengono delocalizzate le produzioni, ma,  al momento, i consumi della nuova classe media non compensano  il calo dei consumi della “vecchia” classe media “occidentale”.

A livello socio-economico in Italia  stiamo tornando indietro di almeno 50 anni. Meno lavoro, lavoro più precario e salari più bassi stanno impoverendo la popolazione, che non “consuma” più come prima, creando, questa volta, un “circolo vizioso”.

L’economia del XXI secolo è ormai impostata  su due  fattori: da una parte assistiamo alla crescita sempre più esponenziale delle  grandi multinazionali statunitensi (Amazon, Google, Microsoft, Apple, Facebook) e cinesi che stanno monopolizzando numerosi settori economici e gran parte degli  scambi commerciali; dall’altra, tutti gli altri attori, che vedono erosa la loro redditività, alcuni dei quali  hanno dato vita all”economia della truffa”:

  1. In tempi di bassi tassi di interesse, le grandi banche devono arrampicarsi sugli specchi per garantire margini operativi, e allora alcune di esse si inventano prodotti finanziari farlocchi da piazzare al risparmiatore sprovveduto (la maggioranza): ancora ci dobbiamo leccare le ferite dei recenti fallimenti di numerose banche italiane ; quando non ci sono comportamenti truffaldini, assistiamo all’aggiunta di prodotti non richiesti e balzelli di ogni genere  sui nostri estratti conto bancari.
  1. Idem per le imprese di telecomunicazioni:   esse cercano di circuirci e di attrarci attraverso accattivanti promozioni e sconti per attivare nuovi  abbonamenti. Alla minima distrazione, ecco spuntare sulla bolletta costi aggiuntivi, servizi non richiesti, in particolare per quanto riguarda la telefonia mobile.
  1. Anche il mondo dell’automobile non si sottrae a questa logica. Qui non parliamo di truffe: la concorrenza sempre più spietata induce molte case automobilistiche ad abolire la vendita per contanti. Vale a dire che non è più possibile acquistare un’autovettura “cash”, ma solo esclusivamente a rate,  attraverso la società finanziaria della casa costruttrice. L’utile che l’azienda produttrice non realizzerà sulla vendita del prodotto automobile, lo realizzerà attraverso gli interessi lucrati sul finanziamento. Niente di illegale,  l’importante però è essere “consumatori” consapevoli.
  1. Anche quando dobbiamo acquistare un viaggio aereo, ci troviamo di fronte ad una selva di offerte, molte delle quali molto accattivanti, salvo scoprire poi dopo che oltre alla tariffa base dobbiamo anche pagare numerosi altri servizi, opportunamente semi-nascosti durante la procedura di acquisto. Alcune compagnie aeree, per fortuna, iniziano a distinguersi dalla concorrenza fornendo un prezzo “definitivo” già in fase di acquisto.

Si possono fare altri esempi di questo tipo. L’economia sta profondamente cambiando. Spesso si dice anche che quando ci abboniamo o acquistiamo un prodotto/servizio nel web, se il prodotto/servizio è gratis vuol dire che il “prodotto siamo noi”.

I parametri che erano validi nel XX secolo, ora non lo  sono più , ma non ce lo hanno detto al telegiornale.

Gli USA sono cresciuti negli ultimi dieci anni grazie alle multinazionali (Apple, Facebook, Amzon, Google) che macinano utili, grazie alle delocalizzazioni ed alla defiscalizzazione applicata alle sedi legali dei  paesi dove operano  ( come Irlanda, Lussemburgo, Malta). Ma è una crescita che ha pochi “fondamentali”, basata più sulla finanza che sull’industria.

L’Europa cresce poco o niente,  la Cina cresce (ufficialmente al 6%) ma molto meno rispetto al passato . Il resto dell’Asia cresce, ma non abbastanza per compensare.  L’Africa ed il sud America arrancano.

In “occidente”, i  ricchi diventano sempre più ricchi, il ceto medio lentamente scompare, i poveri diventano sempre più poveri.

Per far ripartire l’economia mondiale occorre redistribuire le ricchezze accumulate negli ultimi tre decenni: recentemente alcuni miliardari statunitensi, andando controccorrente, hanno affermato che occorre aumentare le tasse ai ricchi, proprio per permettere una redistribuzione della ricchezza. Se i cittadini non hanno soldi,  non “consumano” e l’economia cresce dello zero virgola.

E dobbiano tutti diventare cittadini e “consumatori” consapevoli. E metto “consumatori” tra le virgolette, perché fra qualche decennio non rimarrà quasi più nulla da “consumare”.

Fare parte di una società complessa come quella contemporanea comporta che il cittadino debba informarsi ed istruirsi, per partecipare alla vita sociale e politica e per poter “votare con il  portafoglio”,   come dicono alcuni economisti avveduti.

Acquistando un prodotto o un servizio (o non acquistandolo se esso è gratuito,  o se faccio una consapevole scelta di NON-acquisto) io faccio una scelta: scelgo il fornitore, scelgo il prodotto-servizio in funzione delle sue prestazioni e del suo prezzo, ne sono, in definitiva, anche corresponsabile.

L’economia mondiale potrà cambiare se i cittadini saranno capaci di scegliere consapevolmente. Oggi purtroppo non è così: nonostante che  tutti in tasca o in borsa abbiamo un potentissimo strumento (lo smartphone) che ci permette di accedere in tempo reale a tutto il sapere umano, in pochi lo usano al meglio. Buona parte delle persone lo usa prevalentemente per accedere ai social networks e per giocare. Molti, purtroppo, lo usano mentre guidano un autoveicolo o un motoveicolo, causando l’incremento dell’incidentalità stradale, dei morti  e dei feriti gravi.

Per combattere l’”economia della truffa” e per ricercare nuovi modelli di sviluppo umano, dobbiamo diventare cittadini informati e   cambiare i nostri stili di vita.

COLONIALISMO

Basta con la contrapposizione tra “buonisti” e “cattivisti” sul tema migranti. Come spesso accade, la verità sta nel mezzo.

Perché Matteo Salvini aumenta i suoi consensi elettorali? Molti dei suoi potenziali elettori vivono nelle periferie urbane, dove la presenza di immigrati è molto superiore rispetto ai quartieri “borghesi” ed alle realtà rurali. Se un “italiano” si sente straniero a casa propria, è comprensibile che porti dentro di sé un certo disagio; disagio che, presto o tardi si manifesta attraverso una insofferenza verso gli immigrati. In particolare ciò accade se l’”italiano” è in una condizione economica non florida: egli ha paura che l’immigrato gli porti via quel poco di “welfare” che c’è in Italia.

Se i partiti progressisti italiani non capiscono questo, non lamentiamoci poi delle probabili prossime derive autoritarie. Il “modello Riace” (fatto attraverso una accoglienza diffusa, una progressiva integrazione, formazione professionale qualificata, scambi tra diverse culture ) deve essere esteso anche alle periferie degradate delle città italiane.

Immigrazione: a Salerno nave Etna con oltre 2mila profughi

Dall’altro lato della questione, non è nemmeno accettabile che si assista indifferenti e/o impotenti a centinaia di persone che affogano nel Mare Mediterraneo ogni settimana. Le navi delle ONG sono o meno un incentivo per i trafficanti di esseri umani? E’ giusto o non è giusto “chiudere” i porti (mentre a centinaia sbarcano sulle spiagge di notte a bordo di barchini a motore)? E perché l’ Europa non interviene e fa finta di niente?

Alla radice della Grande Migrazione dall’Africa, c’è la questione, recentemente all’onore delle cronache italiane, del NEOCOLONIALISMO.

Fino a pochi giorni fa, il tema era quasi totalmente assente dal dibattito pubblico in Italia ed in Europa. E’stato tirato in ballo, per fini strumentali, da alcuni ministri del Governo italiano, per attaccare Francia ed Europa in vista delle prossime elezioni per il rinnovo del Parlamento europeo.

Ma aldilà dei fini strumentali, il COLONIALISMO ed il NEOCOLONIALISMO sono la principale causa del sottosviluppo, della miseria, della fame , delle guerre dell’Africa. Questo tema viene appositamente sottaciuto e/o sottodimensionato, in quanto viene, erroneamente, ritenuto indirizzato ideologicamente. Appena si parla di COLONIALISMO si viene etichettati come “comunisti”.

Ma il COLONIALISMO ed il NEOCOLONIALISMO non sono un’invenzione dei “comunisti”. Sono fatti storici e contemporanei, ampliamente documentati nei manuali di storia e di geografia umana dei nostri studenti di scuola media inferiore e superiore, poi “stranamente” rimossi dal dibattito politico e sociale. Non tanto “stranamente” rimossi, perché rappresentano la nostra “coscienza sporca”. Nostra di europei, anche di noi italiani (abbiamo già dimenticato l’impero? Somalia, Eritrea, Etiopia, Libia?).

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Il benessere del nord del mondo deriva da duecento anni di poderosa crescita economica (in particolare negli ultimi 50 anni del secolo scorso), benessere a scapito delle risorse naturali e delle risorse umane del nostro pianeta. Possiamo considerare  già terminato il petrolio a buon mercato, quello situato a poche centinaia di metri sottoterra; il pesce degli oceani è stato quasi tutto trasformato in “sushi”; l’atmosfera terrestre sta diventando una gigantesca “camera a gas”. E sono 500 anni che gli africani vengono deportati prima in nord e sud America nelle piantagioni di cotone e di cacao,  e poi sfruttati “a casa loro”.

Se vogliamo VERAMENTE “aiutarli a casa loro” dobbiamo smetterla dei depredare le risorse minerarie ed agricole degli africani, risorse accaparrate dalle multinazionali nordamericane, europee, russe, cinesi, giapponesi, sudcoreane, australiane. Per consentire questo accaparramento vengono elargiti miliardi di dollari in tangenti alle oligarchie al potere negli stati africani. Ed alle popolazioni locali restano le briciole (a volte nemmeno quelle).

E per ripulirci la coscienza facciamo l’elemosina agli africani, attraverso donazioni per i bambini denutriti. Agli africani non serve l’elemosina.

Gli africani devono poter disporre delle loro risorse naturali, economiche, finanziarie, sociali, culturali. Il nord del mondo deve consentire all’Africa la crescita di classi dirigenti locali che facciano il vero interesse delle loro nazioni e non perseguire la crescita dei loro conti correnti bancari nei paradisi fiscali.

L’alternativa a tutto questo è la cosa che gli essere umani praticano da diecimila anni e che sanno fare meglio: la guerra.

Economia, ecologia, futuro

Oggi, venerdi 28 dicembre 2018 , ho seguito  la trasmissione di RAI3 Geo,  che racconta di natura, ambiente e antiche tradizioni contadine. All’inizio della trasmissione Isabella Pratesi parla di un rapporto del WWF Italia, in cui si evidenzia che dal 1970 ad oggi noi esseri umani abbiamo causato l’estinzione del 60% dei vertebrati viventi sul pianeta Terra.

10 minuti di trasmissione che sono scivolati via, nel corso del programma televisivo, come se niente fosse. Nel tempo frenetico di oggi, tutte le notizie, tutte le informazioni, vengono triturate in un grande calderone mediatico e vanno via dalla nostra attenzione, dai nostri pensieri, dalla nostra memoria.

Dopo questa notizia, si parla subito di altri argomenti; e poco ci  importa se il 60% dei vertebrati sono scomparsi. Il 60% di elefanti, il 60% di rinoceronti, il 60% di tigri, il 60% di balene, di delfini, di mille altri animali. La più grande estinzione di massa nel più breve arco di tempo. Le altre estinzioni di massa nella storia del pianeta Terra sono avvenute nel corso dei millenni, ora avvengono nel corso dei decenni.

E se continuiamo così, l’estinzione di massa riguarderà anche il vertebrato che si è autonominato “padrone del mondo”: l’essere umano.

Dal 1950 al 2000 nel nord del mondo si è prodotto un poderoso sviluppo economico, che potremmo chiamare “l’era del consumismo” . Questo periodo è in realtà iniziato nel corso del XVIII secolo, con la prima rivoluzione industriale, che ha generato un’accelerazione dei modi di produzione ed una conseguente accelerazione della ricchezza prodotta. Se vogliamo andare ancora un po’ più indietro nel tempo, la data chiave è il 1492, quando Cristoforo Colombo (o Cristobàl Colòn, come lo chiamano nella penisola iberica) ha “scoperto” l’America.

Questa “scoperta” ha portato in Europa una enorme ricchezza di oro, metalli preziosi, specie vegetali coltivabili, ricchezze prodotte in America che venivano poi importate in Europa; tutto ciò ha fatto uscire l’Europa dal Medioevo ed ha generato il Rinascimento.

L’era del consumismo “ ha fatto aumentare la produzione di “beni” di uso quotidiano, di automobili, di elettrodomestici; ha fatto aumentare anche la speranza di vita, il benessere, la ricchezza degli abitanti del nord del mondo. Ma a quale prezzo? Le teorie economiche classiche NON prendono in considerazione l’ambiente e le risorse naturali, considerati “beni” inesauribili.

Errore clamoroso, che stiamo pagando assai salato.

La potente crescita economica del nord del mondo è avvenuta in soli 50 anni, a scapito degli ambienti pianeggianti, delle colline, delle montagne, dei mari, di tutti gli ambienti e di tutte le popolazioni, in particolare delle popolazioni e degli ambienti del sud del mondo.

Le foreste tropicali amazzoniche ed indonesiane vengono distrutte per far posto alle coltivazioni di palma da olio, per ricavarne biocombustibili, detergenti ed additivi alimentari. Vengono distrutte anche per far posto ai pascoli, per ricavarne carne bovina, ovina, suina. Il consumo di carne animale sta diventando sempre più insostenibile, considerando che una mucca produce, nel corso della sua vita, importanti quantità di gas climalteranti e consuma grandi quantità di acqua e cereali.

L’estrazione e la combustione di carbone, petrolio e gas naturale, per scopi energetici, industriali, e legati alla mobilità ed ai trasporti, producono devastazioni negli ecosistemi e grandi quantità di metano ed anidride carbonica, che vanno ad aumentare l’effetto serra nell’atmosfera .

La produzione di rifiuti organici, derivante da un popolazione umana di 7,5 miliardi di individui, produce anch’essa importi quantità di gas climalteranti, derivanti dalla fermentazione delle frazioni umide dei rifiuti solidi urbani ed industriali. Ricordo che nel 1960 la popolazione mondiale era di circa 3 miliardi di persone: ora è due volte e mezza.

La pesca industriale, soprattutto da parte del Giappone (grande consumatore di pesce) sta portando alla scomparsa della popolazione ittica mondiale.

Ma a chi interessa tutto questo, a parte qualche irriducibile ambientalista, qualche missionario comboniano o qualche terzomondista “d’antan”? Diciamoci la verità: non gliene frega niente a nessuno.

Si sciolgono i ghiacci polari e quelli delle nostre Alpi? Chissenefrega, finché ci sarà la neve artificiale, la settimana bianca non me la toglie nessuno.

Aumenta il livello dei mari e fra qualche anno le isole Maldive saranno sott’acqua? Chissenefrega, andrò in Costa Smeralda (che pare sia anche più bella delle Maldive).

Si estingue la tigre, l’elefante, il rinoceronte, l’ippopotamo? Chissenefrega, mi vedrò una animazione in realtà virtuale della tigre, dell’ elefante, del rinoceronte, dell’ippopotamo ( e mi risparmio pure il viaggio in Africa).

Si estingue il pesce nei mari? Chissenefrega, c’è il pesce di allevamento (anche se un’orata di allevamento è ben diversa, come consistenza e sapore, da un’orata “selvatica”).

Per mantenere i nostri stili di vita, di abitanti “ricchi” del nord del mondo stiamo distruggendo i nostri ecosistemi e stiamo sfruttando miliardi di persone del sud del mondo, depredando le loro materie prime, le loro risorse agricole, la loro manodopera (ci lamentiamo che c’è poco lavoro in Italia ed in Europa, ma pochi raccontano delle fabbriche che sono traslocate in Tunisia, in Romania, in Asia, dove gli stipendi sono un decimo, un quinto di quelli italiani ed europei).

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L’uso delle automobili in Europa è un fatto quasi naturale, accettato, molto normale. Quasi nessuno si sofferma a pensare quanti materiali sono necessari per costruire un’automobile e quanto carburante, quanto olio lubrificante, quanti pneumatici ed altri ricambi sono necessari nel corso della vita utile del veicolo. E quanto inquinamento esso produce. Un autoveicolo sviluppa tanta potenza quanta quella necessaria per riscaldare tre/quattro appartamenti o villini.

Se non vogliamo che la razza umana si estingua come il resto dei vertebrati terrestri, dobbiamo al più presto modificare i nostri stili di vita, attraverso :

  • un’alimentazione il più possibile a chilometro zero, secondo le stagioni, consumando meno carne/pesce e più cereali/legumi/vegetali, che sono più ambientalmente sostenibili
  • un’agricoltura più sostenibile, con meno fertilizzanti di sintesi e pesticidi; rivoltare il terreno attraverso l’aratura forse sarà un giorno  una pratica obsoleta: l’erosione  che produce l’aratura dei suoli incrementa la desertificazione
  • un acquisto più responsabile dei prodotti della vita quotidiana: meno imballaggi da supermercato, acquistare detersivi alla spina, acqua minerale in bottiglia di vetro con vuoto a rendere
  • case più robuste e più coibentate, per consumare meno energia per riscaldarle e che resistano meglio ai cataclismi climatici sempre più frequenti
  • un uso più responsabile dei mezzi privati per il trasporto, soprattutto le automobili; come già fanno in molti, per le lunghe tratte dovremmo utilizzare il treno (con l’autovettura ci rechiamo alla più vicina stazione, prendiamo il treno, magari con la bicicletta pieghevole al seguito, per coprire l’ultimo tratto)
  • un uso più responsabile dell’energia in casa, nei luoghi di lavoro, nel tempo libero. L’energia che ci ha così tanto modificato la vita è una risorsa scarsa, preziosa, spesso non riproducibile. La diffusione delle energie rinnovabili ci consente al momento di risparmiare le fonti fossili, che si stanno comunque esaurendo; in attesa di qualche (ancora) ipotetica fonte energetica “miracolosa” ed inesauribile, dobbiamo risparmiare ciò che abbiamo oggi
  • un uso più responsabile dell’acqua, risorsa sempre più scarsa ed indispensabile

Da quasi vent’anni mi occupo di diffondere (e di applicare direttamente) questi stili di vita, ma sembra che ci sia ancora poca sensibilità su questi temi.

Siamo tutti preoccupati per i cambiamenti climatici, ma in pochi fanno qualcosa di concreto.

Siamo tutti preoccupati per i rifiuti che si ammassano nelle nostre città (in questi tempi, specialmente a Roma), ma pochi si attivano per produrne di meno e per fare la raccolta differenziata.

Ci lamentiamo tutti per l’inquinamento atmosferico, ma continuiamo a prendere l’automobile anche per fare poche centinaia di metri.

Non possiamo delegare agli altri il mantenimento della specie umana sulla Terra. Ognuno deve fare la sua parte.

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Le risorse sempre più scarse produrranno GUERRE. Già oggi ci sono guerre per l’accaparramento del petrolio e del gas naturale. E sono iniziate quelle per l’accaparramento dell’acqua. Guerre per l’accaparramento di territori ci sono da quando esiste l’essere umano.

La Repubblica popolare cinese si sta comprando, con le buone e/o con le cattive maniere, milioni di ettari di terra africana, per sfamare i suoi 1400 milioni di abitanti. La Repubblica popolare cinese possiede la regione montuosa da dove nascono i principali fiumi asiatici: Il Tibet. Un potere immenso, per condizionare tutti gli stati dell’Asia, compresa l’India.

Per concludere: non dobbiamo fare come gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia e nemmeno come le pecore, che si fanno portare dal pastore (e dai cani da pastore) dove vuole lui, anche verso un baratro; se pensiamo di essere animali superiori, lo dobbiamo dimostrare aumentando il nostro senso di autoconservazione.

Migranti

Il governo Conte-Salvini-Di Maio ha cambiato le “regole d’ingaggio” nei confronti dei migranti che attraversano il Mediterraneo per cercare fortuna in Europa. Per il momento registriamo il caos nella gestione dei soccorsi. L’estate 2018 si prevede sarà molto calda, su questo fronte.

Immigrazione: a Salerno nave Etna con oltre 2mila profughi

Da una parte è stata data una salutare “scossa” alle nazioni europee, che da anni non fanno nulla, salvo dare all’Italia una generica “pacca sulla spalla”.

Dall’altra, l’Italia è passata troppo repentinamente da “accogliamoli tutti” a “respingiamoli tutti”.

Passano gli anni e la Grande Migrazione continua, anche perché non ne sono state rimosse le cause. Cause che nascono da secoli di colonizzazione e neo-colonizzazione, che hanno stremato il continente africano e molte altre zone del sud del mondo. Cause legate anche alla demografia: la popolazione mondiale cresce di circa  75 milioni di unità all’anno, in gran parte da Asia e Africa.

Stefano Allievi, docente presso l’Università di Padova, ha pubblicato recentemente sul settimanale l’Espresso (numero 28 / 8 luglio 2018) un articolo dal titolo “Facciamoli entrare con il passaporto”. Dobbiamo superare la legge Bossi-Fini, che blocca sostanzialmente l’immigrazione legale. Dobbiamo ripristinare le quote di immigrazione legale, stabilendo ogni anno quanti immigrati possono entrare nel nostro paese. Sono mesi che l’ISTAT ed altre istituzioni ci ricordano che la popolazione italiana è in calo demografico: ogni anno ci sono più morti che nuovi nati.

Facciamoli entrare con il passaporto vole dire anche consentire l’immigrazione legale di stranieri che hanno un titolo di studio e/o una professione, che hanno un mestiere che in Italia nessuno vuole più fare (come ad esempio il macellaio/disossatore nei mattatoi), che hanno una qualifica spendibile nel mercato del lavoro italiano. Anche perché se continuiamo ad esportare laureati e ad importare lavoratori senza titolo di studio,  l’ Italia si avvicinerà sempre più all’Africa e si allontanerà dall’Europa.

Questo non risolverà magicamente l’emergenza degli sbarchi o dei gommoni nel Canale di Sicilia, ma ridurrà la pressione alle nostre frontiere e prosciugherà il traffico degli esseri umani.

Occorre quindi definire urgentemente una nuova politica di accoglienza, basata su immigrazione controllata e legale, facendo accordi con i vari Paesi africani ed asiatici di provenienza, e nel contempo aumentare la severità nel bloccare l’immigrazione clandestina.

Il tutto con il consenso e la collaborazione dell’Unione europea; e questa è la parte più difficile.

Autoformazione sulla riforma del Terzo settore

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Giovedi 21 giugno 2018 si è concluso il ciclo di incontri di autoformazione sulla rifoma del Terzo settore, organizzato dai soci del Lazio di Banca popolare Etica.

Di seguito un articolo che ne sintetizza i contenuti:

https://www.bancaetica.it/git/lazio-nord/articolo/conclusi-gli-incontri-di-autoformazione-2018-sulla-riforma-del-terzo-settore

Per approfondimenti sulla riforma del Terzo settore:

http://www.forumterzosettore.it/

http://www.vita.it/it/

https://italianonprofit.it/riforma/

http://www.lavoro.gov.it/Pagine/default.aspx

http://www.aiccon.it/

 

Dal Truman show a Matrix

Invito alla lettura del seguente articolo, che parla di Bitcoin

https://www.nonconimieisoldi.org/cosa-non-va-nella-finanza/bitcoin-la-bolla-finanziaria-problema-minore/

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Dopo aver letto l’articolo, si viene assaliti da una strana sensazione. Viviamo in un mondo reale o siamo dentro un grande  “Truman show” (il profetico film con Jim Carrey) o, peggio ancora, le “macchine” hanno già vinto e siamo dentro un gigantesco “Matrix” (il film  interpretato da Keanu Reeves)?

Già parlare di Bitcoin significa non parlare di finanza ma parlare di fantafinanza. Se poi esistono i derivati sui Bitcoin, allora siamo alla follia pura. Se questa è la finanza del XXI secolo, aiuto! Chiedo asilo politico ai marziani!

Quella che  era solo un’impressione, sta diventando una certezza. La spinta propulsiva dell’economia mondiale si è fermata nel 2000, alla fine dell’era del consumismo (1950-2000). Da quel momento in poi (ma avevano iniziato già da prima) per far “crescere” il PIL mondiale, qualche “genio” della finanza ha pensato bene di inventare gigantesche truffe, che creano delle bolle di breve durata.

Ancora dobbiamo riprenderci dalla truffa dei derivati  basati sui “mutui subprime” degli USA (2007), che già siamo alla “febbre da Bitcoin” (e assimilati), la nuova “manna” del XXI secolo.

L’economia mondiale è trainata da Repubblica popolare cinese e Stati Uniti d’America. Due economie interconnesse.                                                                                                                                                                         La crescita cinese è  fondata sull’immensa liquidità accumulata nei trent’anni di turbo-capitalismo in salsa “rossa”, liquidità confluita in un sistema bancario e finanziario molto opaco;  il regime cinese non consente   di sapere chi c’è dietro un’azienda, una holding, una banca. Buona parte del sistema bancario cinese è costituito da “banche ombra”.

La presunta crescita economica  degli USA  è fondata invece sul petrolio “sporco” (shale oil), sull’industria militare (in forte ripresa dopo l’arrivo di Donald Trump) e sulle “magnifiche sorti e progressive “ di Facebook, Amazon, Google, Apple.  Negli USA le banche d’affari  hanno ripreso a vendere e proporre derivati esattamente come e più di prima (del 2007). I derivati sono sostanzialmente pezzi di carta e “aria fritta”.

Per farla breve,  ci decantano una crescita economica mondiale del 3-5%, quando è una crescita basata sulla “fuffa”.

In un mondo finito, non si può crescere all’infinito. Questo lo capisce un bambino. Ci trattano da deficienti.  Sette miliardi e quattrocento milioni di deficienti.

Allora  dobbiamo fare un tuffo nella realtà, uscire dal “Truman show” e da “Matrix”.  L’unico modo per far crescere l’economia mondiale è REDISTRIBUIRE la “ricchezza” prodotta.  Ma per fare questo ci vuole un enorme bagno di umiltà generale, che comporta un revisione dei nostri stili di vita.

Conviene farlo ora, prima di essere costretti a farlo in maniera forzosa, quando finirà la gigantesca tragicommedia  in cui siamo coinvolti.

 

Affrontare seriamente la Grande Migrazione

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Per affrontare seriamente  il tema della Grande Migrazione,  dobbiamo lavorare su più livelli:

  • Da dove nasce il fenomeno della Grande Migrazione

https://it.wikipedia.org/wiki/Neocolonialismo

  • Occorre cooperazione con gli stati africani

https://altreconomia.it/europa-soldi-migrnati-niger/?utm_source=wysija&utm_medium=email&utm_campaign=NL+1+dicembre+2017

  •  Dobbiame dare opportunità di inserimento sociale  a chi arriva in Italia

https://altreconomia.it/lavoro-migranti/?utm_source=wysija&utm_medium=email&utm_campaign=NL+23+novembre+2017

  • Il calo delle  nascite in Italia è una realtà; I migranti possono in parte compensare il fatto che gli europei fanno pochi figli.

https://it.wikipedia.org/wiki/Demografia_d%27Italia

Un giusta gestione dei migranti  contribuisce al contrasto del razzismo,  che sta prendendo piede in Europa. Razzismo che nasce dalla paura del diverso e  dalla crisi economica che crea una “guerra tra poveri”: abbiamo paura che i migranti ci portino via risorse del welfare e posti di lavoro. Ciò è  in parte vero, ma non dobbiamo consentire che questo diventi il tema prevalente.

 

 

Novembre: il mese della finanza etica

 

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Da 18 anni Banca Etica fa  crescere insieme economia, solidarietà e sostenibilità. Dall’1 al 30 novembre, le socie e i soci di Banca Etica presentano iniziative in tutta Italia per raccontare la finanza etica alle imprese, organizzazioni e persone che in banca chiedono l’interesse più alto: quello di tutti.

Partecipa alle iniziative ed entra a far parte del nostro progetto!

https://www.facebook.com/bancaetica/

http://www.bancaetica.it/blog/parlamento-europeo-per-finanza-etica-sostenibile-leconomia-sociale?utm_source=Banca+Etica+Newsletter&utm_campaign=28f1ff0ddb-EMAIL_CAMPAIGN_2017_11_23&utm_medium=email&utm_term=0_41025b42ef-28f1ff0ddb-38297973

https://www.nonconimieisoldi.org/sussidiario-per-uneducazione-critica-alla-finanza/

Altre iniziative per le prossime settimane:

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https://www.novomodo.org/?utm_source=Banca%20Etica%20Newsletter&utm_campaign=77916f3cbf-EMAIL_CAMPAIGN_2017_11_08&utm_medium=email&utm_term=0_41025b42ef-77916f3cbf-38297973&ct=t%28BancanotE_News_I_Novembre_201711_8_2017%29

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Una giornata particolare

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Parafrasando il titolo del  famoso film di Ettore Scola, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni,  i cittadini di Anzio  hanno dato corso ad “una giornata particolare”.

Martedi 17 ottobre 2017, alle ore 10,30, in  Roma, presso l’ufficio Valutazione  impatto ambientale della Regione Lazio, si è svolta la conferenza dei  servizi, per decidere  sul progetto presentato dalla società Green Future 2015 srl, in merito ad  un impianto di recupero di rifiuti e di produzione di biometano, in località Padiglione-Sàcida (Anzio – Roma).

Erano state invitate le amministrazioni  pubbliche coinvolte nel procedimento: Il Ministero dei Beni culturali, altri uffici della Regione Lazio, la Città metropolitana di Roma, il Comune di Nettuno, l’ARPA, la ASL RM6, il Comune di Anzio. Di tutti questi enti si è presentato solo il Comune di Anzio, attraverso il sindaco, il dirigente del settore ambiente e tre consiglieri comunali. Forse l’assenza degli altri enti è stata causata anche dai due  spostamenti della conferenza;  inizialmente prevista per fine settembre, è stata poi posticipata al  21 novembre 2017, su richiesta del Comune di Anzio, per poter studiare la documentazione della ditta proponente, documentazione che la ditta NON aveva  fornito e che è stata poi fornita dalla Regione Lazio. La riunione, su diffida della ditta proponente, era stata poi anticipata al 17 ottobre 2017.

Erano stati invitati alcuni comitati ed associazioni locali di cittadini, già accreditati nei precedenti incontri,  regolarmente presenti alla conferenza.

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Mentre i convocati si apprestavano a riunirsi in conferenza, presso il cancello di entrata dell’edificio  un centinaio di cittadini di Anzio manifestavano pacificamente per contestare l’impianto Green Future 2015 e per protestare contro la volontà della Regione  di far diventare il territorio di Anzio una grande discarica a servizio del Lazio,  e di Roma in particolare. Il grosso dei manifestanti faceva parte del coordinamento “Uniti per l’ambiente”, ma erano presenti anche alcuni manifestanti di altri comitati ed associazioni. La manifestazione è stata documentata nel servizio della Testata giornalistica regionale RAI del Lazio, nel corso del TG regionale delle ore 14,00 (http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-5c4b55ab-ed8f-47b8-a641-ecdda0eede04.html ).

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L’impianto, in discussione in conferenza,  dista  trecento metri dalla scuola primaria e dell’infanzia del quartiere Sàcida, da decine di civili abitazioni, da un centro commerciale, da un cinema multisala.  A seicento metri  di distanza da questo  progettato impianto Green Future 2015 è partita, proprio in questi giorni, la costruzione di un altro impianto di raccolta rifiuti organici e produzione di biometano. I cittadini di Anzio sono andati a protestare a Roma anche contro questo impianto.

Un terzo impianto, questa volta di selezione e stoccaggio rifiuti , è stato richiesto a trecento metri dai precedenti, formando così un malefico “triangolo della vergogna”

il triangolo della vergogna

La conferenza è partita con un atteggiamento di supponenza e di arroganza della società proponente, chiedendo che la conferenza dovesse discutere unicamente di aspetti ambientali con gli enti pubblici competenti e che le istanze dei cittadini non venissero considerate.

Mal gliene incolse. Il sindaco di Anzio è partito, lancia in resta, attaccando la società proponente, dicendo chiaro e tondo che l’impianto “non s’ha da fare”. Il rappresentante della società Green Future 2015 è stato poi contestato, attraverso decine di documenti presentati dalle associazioni, dai comitati, dal Comune di Anzio, dalla ASL RM6 (pur non presente), che dimostravano in maniera puntuale vari vizi di forma, vizi progettuali, la completa inadeguatezza del sito prescelto, ma soprattutto la ferma volontà della comunità locale a NON diventare “la pattumiera di Roma”.

Già, perché dietro tutta questa vicenda c’è la regia occulta dei vertici politici ed amministrativi  della  Regione Lazio, del Comune di Roma e della lobby dei” monnezzari” del Lazio.

Il famoso “decreto Ronchi” del 1997 (venti anni fa) già recitava che ogni comunità  deve smaltire i propri rifiuti all’interno del proprio territorio. LA città di Roma per quarant’anni ha sversato i propri rifiuti nella discarica di Roma-Malagrotta, la più grande d’Europa. Ora che la discarica è stata chiusa (ma il suo impianto TMB – trattamento meccanico biologico –  è ancora in funzione) i  cittadini romani stanno spedendo i loro rifiuti in giro per l’Italia (ed anche all’estero),  con notevole aggravi per il debito pubblico italiano.

Non si tratta di una semplice sindrome NIMBY (Non In MY Back Yard – fatelo dove volete ma non nel mio giardino); i cittadini di Anzio non vogliono subire le irresponsabilità degli altri.

Il grado di  civiltà di un popolo  si misura anche da come gestisce i propri rifiuti. E su questo Roma è sicuramente agli ultimi posti. A Roma non si riesce a far decollare la  raccolta differenziata “porta a porta”, l’unica che funziona, perché COSTRINGE a fare la raccolta differenziata. Ma i cittadini  romani  sono troppo occupati a godersi la “dolce vita” per “abbassarsi “  a fare la separazione della monnezza. I cittadini romani sono distratti da altre cose,  per interessarsi  ad una cosa di così basso livello…………..

E allora dai, buttiamo  la monnezza romana addosso a quei villici, bifolchi, burini, sottosviluppati  dell’Agro romano e pontino, ché tanto cosa vuoi che ne capiscano di vivere civile?

Allora , i cittadini di Anzio e dintorni, rivolgono un appello alla Città metropolitana di Roma capitale, agli enti competenti e, soprattutto, alla Regione Lazio, affinché non venga approvato l’impianto Green Future 2015.

Un appello soprattutto  alla Regione Lazio, affinché approvi il nuovo Piano regionale dei rifiuti, da mesi giacente presso il consiglio regionale. Altri impianti a biometano sono stati richiesti in  altri comuni confinanti con Anzio (Ardea, Aprilia, Pomezia), proprio in mancanza di una normativa regionale che dovrà imporre la gestione dei rifiuti in sub-ambiti  o distretti (una volta chiamati ATO – ambiti territoriali ottimali).

E, ancora più in alto di tutto, noi cittadini del mondo, dobbiamo imparare a rispettare il nostro territorio, il nostro ambiente che è anche la nostra casa. Non basta protestare contro gli impianti e sollecitare gli enti competenti. Noi tutti dobbiamo farci parte diligente, nella responsabilità del vivere civile. Gestire correttamente i rifiuti è un DOVERE civico.

Impariamo a ridurre i rifiuti,scegliendo comportamenti e stili di vita più sobri, scegliendo prodotti con meno imballaggi (la maggior parte di rifiuti vengono da ciò  che acquistiamo al supermercato), usiamo detersivi “alla spina”,  acqua con il vetro a rendere.

Impariamo a praticare il compostaggio domestico e di quartiere; così facendo si gestisce la frazione più importante dei rifiuti urbani (l’umido – organico) e non si rende necessaria la costruzione di mega-impianti che creano allarme sociale.

Impariamo  riutilizzare i prodotti , a dargli più di una vita, prima di gettarli. E scegliendo prodotti che siano stati correttamente progettati, per durare di più.

Impariamo a differenziare correttamente i  rifiuti urbani  ed a conferirli come ci viene richiesto dal nostro comune.

Impariamo a conoscere dove vanno a finire i rifiuti differenziati, seguendone il percorso,  che ridona nuova vita ai materiali  (http://www.conai.org/ ).  Impariamo a diventare cittadini responsabili.