Prosumer, consum-attori e il trapano del vicino

Il termine “prosumer” pare sia stato coniato dal saggista e futurologo statunitense Alvin Toffler, negli anni ’80 del secolo scorso.

Il termine prosumer nasce dalla sintesi di producer (produttore) e consumer (consumatore), stando ad indicare un consumatore che diventa anche produttore, cioè partecipa ad alcune o a tutte le fasi del processo economico che parte dall’ideazione di un prodotto/servizio, alla sua realizzazione, alla sua vendita, al suo utilizzo, al suo fine vita.

Intanto  cerchiamo di capire chi è  “il consumatore”. Premetto che è una parola che detesto e che cerco di utilizzare il meno possibile. Ho smesso di “consumare” da parecchio tempo, anche perché, se continua così, fra un po’ sulla Terra non rimarrà più nulla che possa essere consumato.

Secondo Wikipedia Italia, il consumatore è   chi effettua il consumo, ovvero l’utilizzatore di beni e servizi prodotti dal sistema economico.

Sempre secondo Wikipedia, per il diritto italiano  il consumatore è «la persona fisica che agisce per scopi estranei all’attività imprenditoriale, commerciale, artigianale o professionale eventualmente svolta».

Lascio al lettore la ricerca di altre definizioni.

Il consumatore è il protagonista dell’ ”era del consumismo” (1950-2000), un’era che si è conclusa quasi 20 anni fa, ma nessuno ce l’ha detto e non ce lo hanno nemmeno  spiegato al telegiornale della sera.

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Il consumatore, così come “l’homo oeconomicus” (che si studia nei sacri testi dell’economia), è un essere  astratto, oggetto del desiderio del produttore di beni o servizi, quello che crea la fortuna (o la disgrazia) di ogni impresa. Se il consumatore compra, l’azienda prospera, distribuisce utili e benessere agli stakeholders (i portatori di interesse, che sono gli azionisti, i dipendenti, i fornitori, la comunità circostante); se il consumatore non compra, l’azienda  fallisce e crea un sacco di problemi per la comunità di riferimento.

Il consumatore  è il destinatario della pubblicità commerciale, quella  branca della comunicazione integrata che  ci invoglia ad acquistare un prodotto o un servizio, facendo leva sui nostri convincimenti, sui nostri istinti, sulle nostre passioni e pulsioni, sul nostro inconscio più o meno collettivo. E’ una vera e propria scienza, è anche un’arte, l’arte della persuasione.

Il consumatore è il protagonista  dell’ “usa e getta”. Per far girare l’economia, dobbiamo comprare. Se non compriamo, siamo dei disfattisti, dei nemici del progresso, dei pericolosi sovversivi. “I love shopping”,  titolo di un romanzo (e di un film) , poi declinato in vari sequel,  è il manifesto del consumatore. Dobbiamo consumare il più possibile, se no il PIL non cresce:   dobbiamo cambiare smartphone ogni anno, cambiare guardaroba ogni due anni, cambiare autovettura ogni tre anni, cambiare marito (o moglie) ogni cinque.

Come anticipato, il consumatore è una figura ideale, astratta, che va bene per i trattati di marketing o di economia politica.

Se tutti i 7,7 miliardi di abitanti del pianeta Terra si mettessero a consumare come il miliardo e passa di “ricchi” abitanti del nord del mondo (nord America, Europa, Corea del sud, Giappone, parte della Repubblica popolare cinese) le risorse del mondo finirebbero entro pochi mesi.

Se tutti gli indiani, tutti i cinesi, i pakistani,i bengalesi,gli  indonesiani, i filippini, gli africani, i  sudamericani potessero acquistare un frigorifero, una lavabiancheria, un forno a microonde, un’autovettura (soprattutto un’autovettura), sarebbe peggio della terza guerra mondiale (che non è del tutto esclusa).

E vaglielo a spiegare agli indiani, cinesi ecc.ecc. che loro non possono avere il frigorifero e l’automobile, perché il mondo si esaurisce…….

Per contrastare il trend dell’ ”era del consumismo”, negli ultimi decenni del XX secolo molti studiosi ed economisti hanno elaborato varie teorie.

Una pietra miliare per tutti fu “The limits to growth”del 1972, studio del MIT di Boston, commissionato dal Club di Roma di Aurelio Peccei,  poi tradotto in italiano come “I limiti dello sviluppo”.    Da quel momento, non  abbiamo più scuse: sappiamo che non è possibile crescere all’infinito in un mondo finito. Lo capiscono anche i bambini ( gli economisti, no).

Sono nate  varie teorie, tra cui quella della decrescita, declinata in “decrescita felice” in Italia. Sono stati espressi vari concetti, come quello di sobrietà, frugalità, per spiegare che dobbiamo consumare meno .  Enrico Berlinguer nel 1977 aveva usato il termine “austerità”, ora usato con una accezione negativa.

In buona sostanza: consumare meno, per consentire a tutti (gli abitanti del mondo) di consumare, ma in modo diverso, meno devastante per l’ecosistema (la nostra casa).

Sul finire del XX secolo ecco che arriva il “prosumer”. Il prosumer è un consumatore che non si limita a consumare, ma produce anche una parte dei beni e dei servizi che utilizza. Niente di nuovo, è una cosa che si fa da diecimila anni, ma che gli esseri umani dei “paesi sviluppati” avevano smesso di fare nella seconda metà del XX secolo,  perché il consumismo imponeva di consumare e basta.

Per 50 anni abbiamo imparato a  mangiare pasta X, biscotti Y, merendine Z, usare detersivi ALFA, saponette BETA, comprare vestiti GAMMA e automobili DELTA (quella è stata prodotta per davvero). Guai ad autoprodursi  i suddetti beni/oggetti, l’economia sarebbe andata a picco!!

Ma poi è arrivato il prosumer, questo “pericoloso” animale ibrido, metà produttore/metà consumatore.  Il prosumer  va’ meno al supermercato. Il prosumer  produce yogurt da solo ( come descrive Maurizio Pallante nel suo testo “La decrescita felice”) ; poi  coltiva l’orto da solo; poi, non contento, si mette a fare il pane da solo, a produrre saponette e detersivi da solo. Comincia, udite udite!, ad andare al lavoro in treno e in bicicletta (“producendo” da sé una parte del servizio di trasporto) e, se ha anche  la “fortuna” di abitare in grandi città,    smette di possedere un’automobile, “grazie” al “car sharing”.

Il prosumer  ora produce anche  contenuti nel web, attraverso le interazioni dei social networks.

Il prosumer è il precursore  della “sharing economy” o “economia di condivisione”. Nella economia di condivisione, se dobbiamo  fare un foro nel muro per attaccare una mensola, non andiamo a comprare un trapano, ce lo facciamo prestare dal vicino di casa (anche qui, niente di nuovo). 

Il prosumer, è  lui il colpevole della mancata crescita economica dell’Italia, degli ultimi dieci anni!! E’ lui ,è lui, in galera!! E’ lui il  nemico del progresso!

Uscendo dal paradosso e dalla facezia, la questione è molto seria.

Se 7,7 miliardi di persone smettessero  di acquistare beni e servizi (quelli che se lo possono permettere) e si facessero  tutto (o quasi tutto) da soli, l’economia mondiale si fermerebbe istantaneamente.

L’economia è basata sullo SCAMBIO (compreso il baratto). L’economia mondiale è decollata negli ultimi due secoli, grazie allo scambio di merci e servizi, derivato dalle rivoluzioni industriali e dalle globalizzazioni del XIX e XX secolo (ora lo scambio è rallentato dalla “guerra dei dazi”).

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Poi è arrivato il “consum-attore”. Qui non c’è bisogno di grandi spiegazioni. Il consum-attore è un   protagonista  nelle scelte economiche. E’ anche attore, non semplice spettatore,  del “festival del consumo”.

E’ un consumatore attento, informato, che conosce il marchio, il produttore, sceglie secondo un suo codice etico, cerca di capire se il fabbricante sfrutta la manodopera a basso costo  del sud del mondo, cerca di capire se l’azienda usa energie rinnovabili o carbone/petrolio, si informa su quanta strada ha fatto il prodotto,  chiede alla sua banca se investe in produttori di armi o di  pesticidi inquinanti.

Il consum-attore compra gli ortaggi “a chilometro zero” e secondo stagione, perché sa che il pomodoro pachino comprato nel supermercato a dicembre viene coltivato in serre piene di pesticidi, con manodopera sfruttata proveniente dal sud del mondo.

Il consum-attore mangia poca carne e pesce, perché sa che gli allevamenti intensivi di bovini e suini provocano la distruzione della foresta amazzonica (e il metano emesso dai bovini provoca effetto serra) e sa che tra breve non ci sarà più  pesce (tutto trasformato in sushi).

Il consum-attore, come dice l’economista Leonardo Becchetti, vota con il portafoglio. Attraverso le sue scelte, il consum-attore condiziona l’economia, la società, la politica. Orienta le decisioni della classe dirigente.  Non è un soggetto passivo, e non si fa condizionare più di tanto  dai messaggi della pubblicità commerciale.

Si parla anche di consum-autore, ma poi usciamo troppo dal seminato……….

Tornando al concetto di scambio,    dobbiamo evitare la contrapposizione tra una moderna economia ed una ideale e perfetta ( mai esistita) società bucolica di autoproduttori.

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Dobbiamo riequilibrare le differenze tra nord e sud del mondo, dove ci sono tre miliardi di persone che non hanno redditi certi e vivono di un economia di sussistenza e dove ci sono centinaia di milioni di persone che soffrono fame, malattie, guerre, persecuzioni.

Dobbiamo diventare prosumer e consum-attori, per consentire all’africano, al sudamericano, all’asiatico di poter restare dignitosamente a casa propria, attraverso il pagamento più equo delle derrate alimentari da lui prodotte, attraverso la redistribuzione dei profitti derivanti dai minerali, dal petrolio, dai diamanti, dall’oro estratti dalle miniere . Ora i soldi restano nelle mani delle oligarchie e delle famiglie vicine a dittatori corrotti, manovrati e pilotati dalle multinazionali e dalle potenze “occidentali”.

Per trovare nuovi modelli di sviluppo per il XXI secolo, dobbiamo diventare prosumer, consum-attori, cittadini consapevoli ed informati, protagonisti  della vita sociale ed economica delle nostre comunità.

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Altrimenti resteremo pecore, in perenne ricerca di un pastore che ci conduca. Il pastore però , presto o tardi, dopo averci tosati,  e bevuto il nostro latte,  ci condurrà  al  mattatoio…………

 

LINKS:

https://www.clubofrome.org/report/the-limits-to-growth/

http://www.donellameadows.org/wp-content/userfiles/Limits-to-Growth-digital-scan-version.pdf

https://www.nexteconomia.org/

https://simonemoriconi.com/coinvolgere-il-cliente/

 

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