Economia, ecologia, futuro

Oggi, venerdi 28 dicembre 2018 , ho seguito  la trasmissione di RAI3 Geo,  che racconta di natura, ambiente e antiche tradizioni contadine. All’inizio della trasmissione Isabella Pratesi parla di un rapporto del WWF Italia, in cui si evidenzia che dal 1970 ad oggi noi esseri umani abbiamo causato l’estinzione del 60% dei vertebrati viventi sul pianeta Terra.

10 minuti di trasmissione che sono scivolati via, nel corso del programma televisivo, come se niente fosse. Nel tempo frenetico di oggi, tutte le notizie, tutte le informazioni, vengono triturate in un grande calderone mediatico e vanno via dalla nostra attenzione, dai nostri pensieri, dalla nostra memoria.

Dopo questa notizia, si parla subito di altri argomenti; e poco ci  importa se il 60% dei vertebrati sono scomparsi. Il 60% di elefanti, il 60% di rinoceronti, il 60% di tigri, il 60% di balene, di delfini, di mille altri animali. La più grande estinzione di massa nel più breve arco di tempo. Le altre estinzioni di massa nella storia del pianeta Terra sono avvenute nel corso dei millenni, ora avvengono nel corso dei decenni.

E se continuiamo così, l’estinzione di massa riguarderà anche il vertebrato che si è autonominato “padrone del mondo”: l’essere umano.

Dal 1950 al 2000 nel nord del mondo si è prodotto un poderoso sviluppo economico, che potremmo chiamare “l’era del consumismo” . Questo periodo è in realtà iniziato nel corso del XVIII secolo, con la prima rivoluzione industriale, che ha generato un’accelerazione dei modi di produzione ed una conseguente accelerazione della ricchezza prodotta. Se vogliamo andare ancora un po’ più indietro nel tempo, la data chiave è il 1492, quando Cristoforo Colombo (o Cristobàl Colòn, come lo chiamano nella penisola iberica) ha “scoperto” l’America.

Questa “scoperta” ha portato in Europa una enorme ricchezza di oro, metalli preziosi, specie vegetali coltivabili, ricchezze prodotte in America che venivano poi importate in Europa; tutto ciò ha fatto uscire l’Europa dal Medioevo ed ha generato il Rinascimento.

L’era del consumismo “ ha fatto aumentare la produzione di “beni” di uso quotidiano, di automobili, di elettrodomestici; ha fatto aumentare anche la speranza di vita, il benessere, la ricchezza degli abitanti del nord del mondo. Ma a quale prezzo? Le teorie economiche classiche NON prendono in considerazione l’ambiente e le risorse naturali, considerati “beni” inesauribili.

Errore clamoroso, che stiamo pagando assai salato.

La potente crescita economica del nord del mondo è avvenuta in soli 50 anni, a scapito degli ambienti pianeggianti, delle colline, delle montagne, dei mari, di tutti gli ambienti e di tutte le popolazioni, in particolare delle popolazioni e degli ambienti del sud del mondo.

Le foreste tropicali amazzoniche ed indonesiane vengono distrutte per far posto alle coltivazioni di palma da olio, per ricavarne biocombustibili, detergenti ed additivi alimentari. Vengono distrutte anche per far posto ai pascoli, per ricavarne carne bovina, ovina, suina. Il consumo di carne animale sta diventando sempre più insostenibile, considerando che una mucca produce, nel corso della sua vita, importanti quantità di gas climalteranti e consuma grandi quantità di acqua e cereali.

L’estrazione e la combustione di carbone, petrolio e gas naturale, per scopi energetici, industriali, e legati alla mobilità ed ai trasporti, producono devastazioni negli ecosistemi e grandi quantità di metano ed anidride carbonica, che vanno ad aumentare l’effetto serra nell’atmosfera .

La produzione di rifiuti organici, derivante da un popolazione umana di 7,5 miliardi di individui, produce anch’essa importi quantità di gas climalteranti, derivanti dalla fermentazione delle frazioni umide dei rifiuti solidi urbani ed industriali. Ricordo che nel 1960 la popolazione mondiale era di circa 3 miliardi di persone: ora è due volte e mezza.

La pesca industriale, soprattutto da parte del Giappone (grande consumatore di pesce) sta portando alla scomparsa della popolazione ittica mondiale.

Ma a chi interessa tutto questo, a parte qualche irriducibile ambientalista, qualche missionario comboniano o qualche terzomondista “d’antan”? Diciamoci la verità: non gliene frega niente a nessuno.

Si sciolgono i ghiacci polari e quelli delle nostre Alpi? Chissenefrega, finché ci sarà la neve artificiale, la settimana bianca non me la toglie nessuno.

Aumenta il livello dei mari e fra qualche anno le isole Maldive saranno sott’acqua? Chissenefrega, andrò in Costa Smeralda (che pare sia anche più bella delle Maldive).

Si estingue la tigre, l’elefante, il rinoceronte, l’ippopotamo? Chissenefrega, mi vedrò una animazione in realtà virtuale della tigre, dell’ elefante, del rinoceronte, dell’ippopotamo ( e mi risparmio pure il viaggio in Africa).

Si estingue il pesce nei mari? Chissenefrega, c’è il pesce di allevamento (anche se un’orata di allevamento è ben diversa, come consistenza e sapore, da un’orata “selvatica”).

Per mantenere i nostri stili di vita, di abitanti “ricchi” del nord del mondo stiamo distruggendo i nostri ecosistemi e stiamo sfruttando miliardi di persone del sud del mondo, depredando le loro materie prime, le loro risorse agricole, la loro manodopera (ci lamentiamo che c’è poco lavoro in Italia ed in Europa, ma pochi raccontano delle fabbriche che sono traslocate in Tunisia, in Romania, in Asia, dove gli stipendi sono un decimo, un quinto di quelli italiani ed europei).

pompa2

L’uso delle automobili in Europa è un fatto quasi naturale, accettato, molto normale. Quasi nessuno si sofferma a pensare quanti materiali sono necessari per costruire un’automobile e quanto carburante, quanto olio lubrificante, quanti pneumatici ed altri ricambi sono necessari nel corso della vita utile del veicolo. E quanto inquinamento esso produce. Un autoveicolo sviluppa tanta potenza quanta quella necessaria per riscaldare tre/quattro appartamenti o villini.

Se non vogliamo che la razza umana si estingua come il resto dei vertebrati terrestri, dobbiamo al più presto modificare i nostri stili di vita, attraverso :

  • un’alimentazione il più possibile a chilometro zero, secondo le stagioni, consumando meno carne/pesce e più cereali/legumi/vegetali, che sono più ambientalmente sostenibili
  • un’agricoltura più sostenibile, con meno fertilizzanti di sintesi e pesticidi; rivoltare il terreno attraverso l’aratura forse sarà un giorno  una pratica obsoleta: l’erosione  che produce l’aratura dei suoli incrementa la desertificazione
  • un acquisto più responsabile dei prodotti della vita quotidiana: meno imballaggi da supermercato, acquistare detersivi alla spina, acqua minerale in bottiglia di vetro con vuoto a rendere
  • case più robuste e più coibentate, per consumare meno energia per riscaldarle e che resistano meglio ai cataclismi climatici sempre più frequenti
  • un uso più responsabile dei mezzi privati per il trasporto, soprattutto le automobili; come già fanno in molti, per le lunghe tratte dovremmo utilizzare il treno (con l’autovettura ci rechiamo alla più vicina stazione, prendiamo il treno, magari con la bicicletta pieghevole al seguito, per coprire l’ultimo tratto)
  • un uso più responsabile dell’energia in casa, nei luoghi di lavoro, nel tempo libero. L’energia che ci ha così tanto modificato la vita è una risorsa scarsa, preziosa, spesso non riproducibile. La diffusione delle energie rinnovabili ci consente al momento di risparmiare le fonti fossili, che si stanno comunque esaurendo; in attesa di qualche (ancora) ipotetica fonte energetica “miracolosa” ed inesauribile, dobbiamo risparmiare ciò che abbiamo oggi
  • un uso più responsabile dell’acqua, risorsa sempre più scarsa ed indispensabile

Da quasi vent’anni mi occupo di diffondere (e di applicare direttamente) questi stili di vita, ma sembra che ci sia ancora poca sensibilità su questi temi.

Siamo tutti preoccupati per i cambiamenti climatici, ma in pochi fanno qualcosa di concreto.

Siamo tutti preoccupati per i rifiuti che si ammassano nelle nostre città (in questi tempi, specialmente a Roma), ma pochi si attivano per produrne di meno e per fare la raccolta differenziata.

Ci lamentiamo tutti per l’inquinamento atmosferico, ma continuiamo a prendere l’automobile anche per fare poche centinaia di metri.

Non possiamo delegare agli altri il mantenimento della specie umana sulla Terra. Ognuno deve fare la sua parte.

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Le risorse sempre più scarse produrranno GUERRE. Già oggi ci sono guerre per l’accaparramento del petrolio e del gas naturale. E sono iniziate quelle per l’accaparramento dell’acqua. Guerre per l’accaparramento di territori ci sono da quando esiste l’essere umano.

La Repubblica popolare cinese si sta comprando, con le buone e/o con le cattive maniere, milioni di ettari di terra africana, per sfamare i suoi 1400 milioni di abitanti. La Repubblica popolare cinese possiede la regione montuosa da dove nascono i principali fiumi asiatici: Il Tibet. Un potere immenso, per condizionare tutti gli stati dell’Asia, compresa l’India.

Per concludere: non dobbiamo fare come gli struzzi, che nascondono la testa sotto la sabbia e nemmeno come le pecore, che si fanno portare dal pastore (e dai cani da pastore) dove vuole lui, anche verso un baratro; se pensiamo di essere animali superiori, lo dobbiamo dimostrare aumentando il nostro senso di autoconservazione.

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