Una giornata particolare

UNA GIORNATA PARTICOLARE

Parafrasando il titolo del  famoso film di Ettore Scola, con Sofia Loren e Marcello Mastroianni,  i cittadini di Anzio  hanno dato corso ad “una giornata particolare”.

Martedi 17 ottobre 2017, alle ore 10,30, in  Roma, presso l’ufficio Valutazione  impatto ambientale della Regione Lazio, si è svolta la conferenza dei  servizi, per decidere  sul progetto presentato dalla società Green Future 2015 srl, in merito ad  un impianto di recupero di rifiuti e di produzione di biometano, in località Padiglione-Sàcida (Anzio – Roma).

Erano state invitate le amministrazioni  pubbliche coinvolte nel procedimento: Il Ministero dei Beni culturali, altri uffici della Regione Lazio, la Città metropolitana di Roma, il Comune di Nettuno, l’ARPA, la ASL RM6, il Comune di Anzio. Di tutti questi enti si è presentato solo il Comune di Anzio, attraverso il sindaco, il dirigente del settore ambiente e tre consiglieri comunali. Forse l’assenza degli altri enti è stata causata anche dai due  spostamenti della conferenza;  inizialmente prevista per fine settembre, è stata poi posticipata al  21 novembre 2017, su richiesta del Comune di Anzio, per poter studiare la documentazione della ditta proponente, documentazione che la ditta NON aveva  fornito e che è stata poi fornita dalla Regione Lazio. La riunione, su diffida della ditta proponente, era stata poi anticipata al 17 ottobre 2017.

Erano stati invitati alcuni comitati ed associazioni locali di cittadini, già accreditati nei precedenti incontri,  regolarmente presenti alla conferenza.

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Mentre i convocati si apprestavano a riunirsi in conferenza, presso il cancello di entrata dell’edificio  un centinaio di cittadini di Anzio manifestavano pacificamente per contestare l’impianto Green Future 2015 e per protestare contro la volontà della Regione  di far diventare il territorio di Anzio una grande discarica a servizio del Lazio,  e di Roma in particolare. Il grosso dei manifestanti faceva parte del coordinamento “Uniti per l’ambiente”, ma erano presenti anche alcuni manifestanti di altri comitati ed associazioni. La manifestazione è stata documentata nel servizio della Testata giornalistica regionale RAI del Lazio, nel corso del TG regionale delle ore 14,00 (http://www.rainews.it/dl/rainews/TGR/basic/PublishingBlock-5c4b55ab-ed8f-47b8-a641-ecdda0eede04.html ).

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L’impianto, in discussione in conferenza,  dista  trecento metri dalla scuola primaria e dell’infanzia del quartiere Sàcida, da decine di civili abitazioni, da un centro commerciale, da un cinema multisala.  A seicento metri  di distanza da questo  progettato impianto Green Future 2015 è partita, proprio in questi giorni, la costruzione di un altro impianto di raccolta rifiuti organici e produzione di biometano. I cittadini di Anzio sono andati a protestare a Roma anche contro questo impianto.

Un terzo impianto, questa volta di selezione e stoccaggio rifiuti , è stato richiesto a trecento metri dai precedenti, formando così un malefico “triangolo della vergogna”

il triangolo della vergogna

La conferenza è partita con un atteggiamento di supponenza e di arroganza della società proponente, chiedendo che la conferenza dovesse discutere unicamente di aspetti ambientali con gli enti pubblici competenti e che le istanze dei cittadini non venissero considerate.

Mal gliene incolse. Il sindaco di Anzio è partito, lancia in resta, attaccando la società proponente, dicendo chiaro e tondo che l’impianto “non s’ha da fare”. Il rappresentante della società Green Future 2015 è stato poi contestato, attraverso decine di documenti presentati dalle associazioni, dai comitati, dal Comune di Anzio, dalla ASL RM6 (pur non presente), che dimostravano in maniera puntuale vari vizi di forma, vizi progettuali, la completa inadeguatezza del sito prescelto, ma soprattutto la ferma volontà della comunità locale a NON diventare “la pattumiera di Roma”.

Già, perché dietro tutta questa vicenda c’è la regia occulta dei vertici politici ed amministrativi  della  Regione Lazio, del Comune di Roma e della lobby dei” monnezzari” del Lazio.

Il famoso “decreto Ronchi” del 1997 (venti anni fa) già recitava che ogni comunità  deve smaltire i propri rifiuti all’interno del proprio territorio. LA città di Roma per quarant’anni ha sversato i propri rifiuti nella discarica di Roma-Malagrotta, la più grande d’Europa. Ora che la discarica è stata chiusa (ma il suo impianto TMB – trattamento meccanico biologico –  è ancora in funzione) i  cittadini romani stanno spedendo i loro rifiuti in giro per l’Italia (ed anche all’estero),  con notevole aggravi per il debito pubblico italiano.

Non si tratta di una semplice sindrome NIMBY (Non In MY Back Yard – fatelo dove volete ma non nel mio giardino); i cittadini di Anzio non vogliono subire le irresponsabilità degli altri.

Il grado di  civiltà di un popolo  si misura anche da come gestisce i propri rifiuti. E su questo Roma è sicuramente agli ultimi posti. A Roma non si riesce a far decollare la  raccolta differenziata “porta a porta”, l’unica che funziona, perché COSTRINGE a fare la raccolta differenziata. Ma i cittadini  romani  sono troppo occupati a godersi la “dolce vita” per “abbassarsi “  a fare la separazione della monnezza. I cittadini romani sono distratti da altre cose,  per interessarsi  ad una cosa di così basso livello…………..

E allora dai, buttiamo  la monnezza romana addosso a quei villici, bifolchi, burini, sottosviluppati  dell’Agro romano e pontino, ché tanto cosa vuoi che ne capiscano di vivere civile?

Allora , i cittadini di Anzio e dintorni, rivolgono un appello alla Città metropolitana di Roma capitale, agli enti competenti e, soprattutto, alla Regione Lazio, affinché non venga approvato l’impianto Green Future 2015.

Un appello soprattutto  alla Regione Lazio, affinché approvi il nuovo Piano regionale dei rifiuti, da mesi giacente presso il consiglio regionale. Altri impianti a biometano sono stati richiesti in  altri comuni confinanti con Anzio (Ardea, Aprilia, Pomezia), proprio in mancanza di una normativa regionale che dovrà imporre la gestione dei rifiuti in sub-ambiti  o distretti (una volta chiamati ATO – ambiti territoriali ottimali).

E, ancora più in alto di tutto, noi cittadini del mondo, dobbiamo imparare a rispettare il nostro territorio, il nostro ambiente che è anche la nostra casa. Non basta protestare contro gli impianti e sollecitare gli enti competenti. Noi tutti dobbiamo farci parte diligente, nella responsabilità del vivere civile. Gestire correttamente i rifiuti è un DOVERE civico.

Impariamo a ridurre i rifiuti,scegliendo comportamenti e stili di vita più sobri, scegliendo prodotti con meno imballaggi (la maggior parte di rifiuti vengono da ciò  che acquistiamo al supermercato), usiamo detersivi “alla spina”,  acqua con il vetro a rendere.

Impariamo a praticare il compostaggio domestico e di quartiere; così facendo si gestisce la frazione più importante dei rifiuti urbani (l’umido – organico) e non si rende necessaria la costruzione di mega-impianti che creano allarme sociale.

Impariamo  riutilizzare i prodotti , a dargli più di una vita, prima di gettarli. E scegliendo prodotti che siano stati correttamente progettati, per durare di più.

Impariamo a differenziare correttamente i  rifiuti urbani  ed a conferirli come ci viene richiesto dal nostro comune.

Impariamo a conoscere dove vanno a finire i rifiuti differenziati, seguendone il percorso,  che ridona nuova vita ai materiali  (http://www.conai.org/ ).  Impariamo a diventare cittadini responsabili.

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