Repubblica popolare cinese

La scorsa settimana, su Affari & Finanza de “La Repubblica”, la rubrica di Giampaolo Visetti  “Far East” parlava del fatto che la metà del PIL cinese deriva dal “mattone”. Ma decine di centri commerciali (e intere città), costruite negli ultimi anni sono desolatamente vuoti.

Perché? Europa e USA comprano meno rispetto agli anni passati e lo sviluppo industriale ne risente. Si è inceppato inoltre il motore degli ultimi 30 anni di sviluppo cinese: la migrazione massiccia di giovani dalla campagna alla città.

bandiera cinese

Il tentativo di far crescere il mercato interno cinese, come ci ha raccontato Visetti nei mesi scorsi, si scontra con la mancanza di un “welfare” adeguato: le famiglie cinesi, in mancanza di un sistema sanitario e pensionistico “moderni”, mettono i soldi da parte e non spendono.

Tutti guardano alla Repubblica popolare cinese come al più grande mercato del mondo, ma non è tutto oro quello che luccica.  Oggi, lunedi 26 luglio 2015, le borse cinesi hanno avuto un forte calo. Può essere solo un incidente di percorso, ma potrebbe essere anche il segnale che la Cina sta crescendo al di sotto delle aspettative.

Non dobbiamo aspettarci che la Cina sia la locomotiva per lo sviluppo economico del XXI secolo. Prima o poi la crescita dell’economia cinese di assesterà a livelli più bassi, anche a causa delle difficoltà a far convivere un sistema economico capitalista con un regime ancora (formalmente) comunista.

L’unica possibiltà per far ripartire l’economia mondiale è quella di dare un reddito a TRE miliardi di persone che non ne hanno. Ma questo comporta il rivedere molte cose, compresi i nostri insostenibili stili di vita.

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